FUGA DI CERVELLI!!!
Ora il sottopassaggio è vuoto.
I cervelli, invece, no.
I cervelli, invece, no.
Sono stati disallestiti e portati in studio.
E alcuni di loro sono disponibili per essere adottati.
FUGA DI CERVELLI
Ora il sottopassaggio è vuoto.
I cervelli, invece, no.
Sono stati disallestiti e portati in studio.
E alcuni di loro sono disponibili per essere adottati.
Non è un'edizione.
È un pezzo dell'opera originale

I cervelli di Fuga di cervelli non sono riproduzioni realizzate per la vendita e non sono stampe in edizione limitata.
Sono gli elementi originali che hanno fatto parte dell’installazione per l’evento Nuvolette – Festival dell’illustrazione di Rovereto.
Ogni pezzo è un originale, viene firmato e numerato e sarà accompagnato dal relativo certificato di autenticità.
L'installazione "Fuga di Cervelli"
“Fuga di cervelli” nasce da un personaggio che mi accompagna da anni: un cervello antropomorfo con occhi, becco, zampe e ali, una creatura a metà tra anatomia e immaginazione. Nel tempo è comparso nei miei lavori in molte forme diverse — murales, stickers, poster, animazioni, dipinti — come una presenza ricorrente, un alter ego che ritorna e si trasforma.
Mi interessa l’idea di dare corpo a qualcosa di immateriale come il pensiero. Il cervello diventa una figura autonoma, quasi un organismo a sé, capace di muoversi, scappare, migrare. È un personaggio che porta con sé un senso di ironia e di leggerezza, ma che allo stesso tempo racconta una condizione più profonda: l’instabilità, il bisogno di cambiamento, la difficoltà di stare fermi dentro un sistema che ci vuole produttivi, razionali, efficienti.
L’installazione pensata per il sottopasso della stazione raccoglie questo percorso e lo traduce nello spazio: una costellazione di “cervelli in fuga”, sospesi, come se stessero attraversando un luogo di passaggio. L’idea della fuga può essere letta in tanti modi: la fuga dei cervelli in senso sociale e culturale, ma anche la fuga più intima, personale, quella che ha a che fare con la mente che non sta ferma, che cerca continuamente altro, che a volte si perde.
Il linguaggio visivo resta vicino al mondo dei cartoon e del fumetto, un’estetica che mi appartiene e che uso per creare un contrasto tra l’apparente leggerezza dell’immagine e la complessità di quello che c’è sotto. Mi piace lavorare su questo cortocircuito: immagini immediate, quasi giocose, che però nascondono una dimensione più inquieta.
Per me questi cervelli volanti non sono solo personaggi: sono piccoli tentativi di rappresentare qualcosa che ci riguarda tutti, in modo semplice ma non superficiale. Un modo per parlare di fragilità, movimento e identità senza rinunciare all’ironia e alla leggerezza.
Biografia del Cervelletto
Il cervelletto — chiamato anche in decine di altri modi, come Brainy, Braindead, Cervelletto Uccellato (…) — mi accompagna da moltissimi anni. È comparso su muri, adesivi, poster, animazioni e dipinti, cambiando forma e aspetto a seconda dei progetti, ma rimanendo sempre una presenza ricorrente nel mio lavoro.
È nato nel 2005 e ha trovato la sua prima grande evoluzione nel progetto Braindead, presentato nel 2007 alla Perugi artecontemporanea di Padova. Il titolo gioca sul doppio significato di “cerebralmente morto” e introduce una sorta di favola contemporanea popolata da cervelli, personaggi dei media e icone della cultura pop, trattati in modo ironico, irriverente e volutamente poco rispettoso delle morali convenzionali dei cartoni animati. Un immaginario influenzato anche dal cinema di Peter Jackson e dal suo gusto per il grottesco e l’assurdo.
Nel 2008 Braindead è diventato anche un libro: una raccolta di disegni in cui immaginavo cosa potesse esserci dentro la testa di alcuni personaggi famosi, da Homer Simpson al Papa, fino a Jackson Pollock. Il cervello diventava così un piccolo dispositivo narrativo: bastava aprirlo, svuotarlo o trasformarlo per ribaltare completamente il personaggio.
Da allora il cervelletto ha continuato a tornare. A volte ha avuto il becco e le ali, altre volte è diventato una specie di gallina, un piccolo animale o una vera e propria pappa cerebrale. È apparso in animazioni come Braindead Apocalypse, nei murales di Fuga di cervelli, negli sticker e in molti dipinti, adattandosi ogni volta al nuovo contesto.
Più che un personaggio con una storia precisa, il cervelletto è diventato una presenza ricorrente del mio immaginario: una specie di piccolo alter ego che può cambiare forma, volare via, farsi a pezzi o ricomparire da qualche altra parte. In fondo, continua semplicemente a fare quello che fanno i pensieri: muoversi, trasformarsi e non stare mai troppo fermi.
In altre parole: non stai comprando “una copia di Fuga di cervelli”.
Stai portando via con te un pezzo di quella fuga.
30 cervelli
in cerca di casa
L'installazione era composta da 30 elementi originali.
cervelli singoli
in tre dimensioni
cervelli con balloon
in tre dimensioni, pezzi unici

Perché
“Fuga di cervelli”?
Il cervello, nella pratica, è una delle immagini più semplici e immediate che abbiamo per parlare di identità, pensiero, movimento e, naturalmente, della spettacolare capacità degli esseri umani di perdere la testa.
In Fuga di cervelli, Laurina Paperina trasforma il cervello in un personaggio autonomo: qualcosa che può muoversi, scappare, migrare e attraversare lo spazio. È un modo per parlare di fragilità, movimento e identità senza rinunciare all’ironia.
Durante Nuvolette, il primo festival dedicato all’illustrazione in Trentino-Alto Adige/Südtirol organizzato da Superfluo, questa idea è uscita dal foglio ed è finita direttamente nello spazio pubblico: il sottopassaggio della stazione di Rovereto è diventato il luogo della fuga.
L'installazione "Fuga di Cervelli"
“Fuga di cervelli” nasce da un personaggio che mi accompagna da anni: un cervello antropomorfo con occhi, becco, zampe e ali, una creatura a metà tra anatomia e immaginazione. Nel tempo è comparso nei miei lavori in molte forme diverse — murales, stickers, poster, animazioni, dipinti — come una presenza ricorrente, un alter ego che ritorna e si trasforma.
Mi interessa l’idea di dare corpo a qualcosa di immateriale come il pensiero. Il cervello diventa una figura autonoma, quasi un organismo a sé, capace di muoversi, scappare, migrare. È un personaggio che porta con sé un senso di ironia e di leggerezza, ma che allo stesso tempo racconta una condizione più profonda: l’instabilità, il bisogno di cambiamento, la difficoltà di stare fermi dentro un sistema che ci vuole produttivi, razionali, efficienti.
L’installazione pensata per il sottopasso della stazione raccoglie questo percorso e lo traduce nello spazio: una costellazione di “cervelli in fuga”, sospesi, come se stessero attraversando un luogo di passaggio. L’idea della fuga può essere letta in tanti modi: la fuga dei cervelli in senso sociale e culturale, ma anche la fuga più intima, personale, quella che ha a che fare con la mente che non sta ferma, che cerca continuamente altro, che a volte si perde.
Il linguaggio visivo resta vicino al mondo dei cartoon e del fumetto, un’estetica che mi appartiene e che uso per creare un contrasto tra l’apparente leggerezza dell’immagine e la complessità di quello che c’è sotto. Mi piace lavorare su questo cortocircuito: immagini immediate, quasi giocose, che però nascondono una dimensione più inquieta.
Per me questi cervelli volanti non sono solo personaggi: sono piccoli tentativi di rappresentare qualcosa che ci riguarda tutti, in modo semplice ma non superficiale. Un modo per parlare di fragilità, movimento e identità senza rinunciare all’ironia e alla leggerezza.
Biografia del Cervelletto
Il cervelletto — chiamato anche in decine di altri modi, come Brainy, Braindead, Cervelletto Uccellato (…) — mi accompagna da moltissimi anni. È comparso su muri, adesivi, poster, animazioni e dipinti, cambiando forma e aspetto a seconda dei progetti, ma rimanendo sempre una presenza ricorrente nel mio lavoro.
È nato nel 2005 e ha trovato la sua prima grande evoluzione nel progetto Braindead, presentato nel 2007 alla Perugi artecontemporanea di Padova. Il titolo gioca sul doppio significato di “cerebralmente morto” e introduce una sorta di favola contemporanea popolata da cervelli, personaggi dei media e icone della cultura pop, trattati in modo ironico, irriverente e volutamente poco rispettoso delle morali convenzionali dei cartoni animati. Un immaginario influenzato anche dal cinema di Peter Jackson e dal suo gusto per il grottesco e l’assurdo.
Nel 2008 Braindead è diventato anche un libro: una raccolta di disegni in cui immaginavo cosa potesse esserci dentro la testa di alcuni personaggi famosi, da Homer Simpson al Papa, fino a Jackson Pollock. Il cervello diventava così un piccolo dispositivo narrativo: bastava aprirlo, svuotarlo o trasformarlo per ribaltare completamente il personaggio.
Da allora il cervelletto ha continuato a tornare. A volte ha avuto il becco e le ali, altre volte è diventato una specie di gallina, un piccolo animale o una vera e propria pappa cerebrale. È apparso in animazioni come Braindead Apocalypse, nei murales di Fuga di cervelli, negli sticker e in molti dipinti, adattandosi ogni volta al nuovo contesto.
Più che un personaggio con una storia precisa, il cervelletto è diventato una presenza ricorrente del mio immaginario: una specie di piccolo alter ego che può cambiare forma, volare via, farsi a pezzi o ricomparire da qualche altra parte. In fondo, continua semplicemente a fare quello che fanno i pensieri: muoversi, trasformarsi e non stare mai troppo fermi.
Adesso la fuga continua.
Solo che la destinazione la scegli tu.
Domande frequenti
Sì. I cervelli messi in vendita sono gli elementi originali utilizzati nell’installazione site-specific Fuga di cervelli a Rovereto.
No. Non si tratta di una stampa o di un’edizione limitata. Ogni elemento è un originale dell’opera ed è firmato e numerato.
30 in totale: 24 cervelli singoli e 6 composizioni cervello + balloon.
Sì. Ogni opera è accompagnata dal relativo certificato di autenticità.
No. Il ritiro è esclusivamente presso lo studio di Laurina Paperina a Rovereto, su appuntamento.
Sì. Ogni cervello ha la sua scheda con la fotografia dell’opera: quello che vedi e acquisti è esattamente quello che ritiri in studio.